Cosa c'è dietro il numero
Il punteggio parte da 100 e scende in proporzione alla quota di campioni con un superamento: 55 punti per i parametri microbiologici, 35 per i parametri chimici sanitari, 12 per i parametri indicatori (torbidità, ferro, alluminio…).
I batteri coliformi sono pesati come parametro microbiologico, a 55 punti. L'Allegato I li colloca fra i parametri indicatori, ma la loro presenza segnala una contaminazione della rete, non un difetto di aspetto. È una nostra scelta e riguarda due comuni.
Il grigio sulla mappa vuol dire una cosa sola: nessun gestore pubblica analisi per quel comune. Riguarda comuni su 305. Ogni comune per cui esiste anche un solo referto è colorato come tutti gli altri, con il suo indice e la sua classe.
Questo però mette accanto, con lo stesso colore, comuni molto diversi per solidità del dato. comuni stanno sotto la soglia che consideriamo robusta (tre prelievi di rete, o due punti monitorati per i gestori che pubblicano medie) e hanno un solo campione pubblicato. Il colore non lo dice, lo dice il pannello, che su ogni comune sotto soglia apre con «indice su pochi dati» e scrive quanti campioni ci sono dietro. Un indice 100 calcolato su un prelievo del 2019 e un indice 100 calcolato su 221 prelievi del 2025 non sono la stessa affermazione, e la scheda del comune lo mette in chiaro.
I gestori non misurano le stesse cose. I controlli ordinari SASI coprono pH, conducibilità, torbidità, cloro residuo, residuo fisso e i tre parametri microbiologici; nitrati, ferro e ammonio compaiono solo nelle analisi complete. Per questo lo strato dei nitrati è vuoto su gran parte del Chietino: non è acqua non analizzata, è un parametro che quel piano di controllo non prevede. All'opposto Ruzzo Reti analizza in media 64 parametri per referto, con punte oltre i duecento fra solventi, PFAS e idrocarburi, ed misura anche la durezza di routine, come CAM e SACA: quel campo esiste per comuni su . All'estremo opposto stanno i referti SACA del 2019, che si fermano a dieci parametri: colore, odore, sapore, torbidità, pH, conducibilità, cloro, ammonio e due microbiologici. Niente nitrati, niente metalli.
Quali parametri compaiono nella scheda
La scheda riporta nove parametri chimico-fisici, ciascuno con il suo valore mediano: nitrati, ammonio, cloro residuo, conducibilità, pH, torbidità, ferro, durezza, residuo fisso. Ognuno compare solo dove il gestore lo misura davvero, quindi la scheda è lunga dove il piano di controllo è ricco e corta dove è povero.
Restano fuori dalla scheda i parametri che i referti scrivono a parole invece che in cifre: colore, odore, sapore, e la torbidità che alcuni laboratori annotano come «Limpida» anziché misurarla in NTU. Sono giudizi dell'analista, ogni gestore li formula a modo suo («Incolore», «AssenteTQ», «Accettabile per i consumatori»), e normalizzarli in un valore unico sarebbe una nostra invenzione.
Su comuni la scheda si ferma a quattro parametri o meno, e vale la pena dire perché. Per quei comuni abbiamo estratto tutto quello che il referto contiene. I rapporti SACA del 2019 riportano dieci parametri per punto, ma quattro sono verbali e due sono microbiologici, e restano quattro numeri. I referti SASI più poveri ne hanno dieci, di cui quattro microbiologici e due organolettici. Montelapiano e Quadri sono il caso estremo: il loro unico referto contiene quattro parametri in tutto, tre dei quali microbiologici, e resta un solo valore da mostrare. Non c'è un modo di riempire quelle schede che non consista nel chiedere al gestore di pubblicare analisi più complete, cosa che, per SACA, è già stata fatta formalmente.
Come si ottiene il numero che leggi
I numeri della scheda e l'indice rispondono a due domande diverse, e sono calcolati in due modi diversi.
I numeri dei parametri dicono com'è l'acqua adesso. Per ogni punto di prelievo del comune si prende soltanto la sua analisi più recente, scartando le precedenti; poi si calcola la mediana fra i punti. Un comune con nove punti campionati da gennaio ad aprile dà quindi nove numeri, uno per punto, e in scheda compare quello di mezzo. Non è la media: con pochi punti la media si lascia trascinare da un valore isolato e finisce per indicare un numero che nessun rubinetto ha mai dato. A Rocca Santa Maria cinque punti su sei misurano 1,5 µg/l di ferro e il sesto 115: la mediana dice 1,5, che è la lettura reale di cinque punti; la media direbbe 20, che non è la lettura di nessuno.
L'indice invece legge tutto il periodo pubblicato. Un superamento avvenuto a gennaio pesa quanto uno di giugno, e resta visibile anche se i prelievi successivi sono tornati regolari: sapere che quel comune ha avuto un problema è esattamente ciò che l'indice deve dire. Per questo la scheda dichiara sotto ai numeri sia le date dei valori mostrati sia l'ampiezza del periodo su cui è calcolato l'indice, che sono diverse.
Due limiti di questa scelta, che è giusto conoscere. Il primo: «l'ultima analisi di ogni punto» non è una fotografia scattata tutta nello stesso momento, perché i gestori non visitano tutti i punti lo stesso giorno, nella metà dei casi le date coincidono, nell'altra metà distano in mediana tre mesi. Il secondo: la mediana nasconde il punto anomalo. A Rocca Santa Maria quel 115 µg/l esiste davvero, è sotto il limite di legge di 200 ma è settanta volte gli altri punti, e chi abita su quel tratto di rete non lo legge da nessuna parte.
Dove la differenza fra i punti è tale da cambiare la natura dell'acqua lo diciamo a parole: se la mineralizzazione cambia di almeno il doppio da un punto all'altro (sono comuni, quasi tutti nel Teramano) la scheda avverte che il comune è alimentato da acque diverse, perché lì un solo numero non descrive l'acqua di tutto il territorio. Quel controllo guarda tutte le analisi disponibili, non solo le più recenti.
Un gestore pubblica solo la media dell'anno
CAM non mette online i singoli referti: pubblica un riepilogo di fine anno per ogni comune, con i valori medi del 2025 per ciascun punto di campionamento. Riguarda comuni della Marsica. È un dato solido sul piano spaziale (la mediana è di quattro punti per comune, nessuno ne ha uno solo) ma piatto su quello temporale: un episodio come quello di torbidità che si vede sui dati ACA di aprile, qui sarebbe già stato mediato via prima di arrivare a noi. Per questi comuni la soglia dei tre prelievi non si applica e ne serve almeno due monitorati: contare i prelievi, quando il gestore ne pubblica la media, non vorrebbe dire nulla.
Quanto è vecchio il dato
Il sito distingue quattro fasce. Fino a sei mesi il dato è aggiornato. Fra sei e diciotto mesi è datato: il comune resta colorato come gli altri, ma dichiara la propria data nel riquadro laterale e passandoci sopra col mouse. Oltre i diciotto mesi, o quando il referto non riporta affatto una data di prelievo, il dato è storico: il comune conserva il colore della sua classe e dichiara la propria età nel tooltip, in maiuscolo, e in un riquadro dedicato nel pannello laterale. È una regola generale, non una nota su un singolo gestore: fra sei mesi la prima soglia toccherà anche ai dati che oggi sono i più freschi.
Oggi la fascia storica riguarda comuni, tutti nell'area SACA. I referti che il gestore pubblica sono di tre tipi: rapporti di prova del 19 settembre 2019, un'unica giornata di campionamento; due referti del 2022 per Pescocostanzo e uno del 2020 per Gagliano Aterno; e schede a valori medi che non riportano alcuna data di prelievo, ricavate da documenti creati fra il 2011 e il 2012. Per queste ultime non è possibile collocare il dato nel tempo con precisione: il sito dichiara l'anno del documento e non finge di sapere di più. I dati aggiornati sono stati richiesti ufficialmente al gestore.
Che cosa manca ancora
Sei gestori su sei non vuol dire tutto l'Abruzzo. Insieme, i referti pubblicati coprono 249 comuni su 305: 210 con analisi della rete e 39 con la sola analisi della captazione che li alimenta. Restano 56 comuni per i quali nessun gestore pubblica referti consultabili — in gran parte nell'alta valle del Sangro e nel Chietino interno. Non sono comuni senza controlli: sono comuni i cui controlli non sono pubblici.