Cosa c'è dietro il numero
Il punteggio parte da 100 e scende in proporzione alla quota di campioni con un superamento: 55 punti per i parametri microbiologici, 35 per i parametri chimici sanitari, 12 per i parametri indicatori (torbidità, ferro, alluminio…).
In formula: indice = 100 − 55 × M − 35 × C − 12 × I, dove M, C e I sono le quote di campioni con almeno un superamento microbiologico, chimico o indicatore, cioè quei campioni divisi per tutti i campioni di rete degli ultimi dodici mesi. Un campione con più superamenti dello stesso tipo conta una volta sola, e il risultato si arrotonda all'intero. Un campione con batteri coliformi su 11 porta l'indice a 95 (100 − 55 × 1/11); lo stesso campione su 2 lo porta a 72,5, arrotondato a 73. Lo stesso episodio pesa di più dove i prelievi pubblicati sono pochi, ed è per questo che quei comuni portano l'avviso «indice su pochi dati».
I batteri coliformi sono pesati come parametro microbiologico, a 55 punti. L'Allegato I li colloca fra i parametri indicatori, ma la loro presenza segnala una contaminazione della rete, non un difetto di aspetto. È una nostra scelta e riguarda due comuni.
Il grigio sulla mappa vuol dire una cosa sola: nessun gestore pubblica analisi per quel comune. Riguarda comuni su 305. Ogni comune per cui esiste anche un solo referto è colorato come tutti gli altri, con il suo indice e la sua classe.
Questo però mette accanto, con lo stesso colore, comuni molto diversi per solidità del dato. comuni stanno sotto la soglia che consideriamo robusta (tre prelievi di rete, o due punti monitorati per i gestori che pubblicano medie) e hanno un solo campione pubblicato. Il colore non lo dice, lo dice il pannello, che su ogni comune sotto soglia apre con «indice su pochi dati» e scrive quanti campioni ci sono dietro. Un indice 100 calcolato su un prelievo del 2019 e un indice 100 calcolato su 187 prelievi dell'ultimo anno non sono la stessa affermazione, e la scheda del comune lo mette in chiaro.
I gestori non misurano le stesse cose. I controlli ordinari SASI coprono pH, conducibilità, torbidità, cloro residuo, residuo fisso e i tre parametri microbiologici; nitrati, ferro e ammonio compaiono solo nelle analisi complete. Per questo lo strato dei nitrati è vuoto su gran parte del Chietino: non è acqua non analizzata, è un parametro che quel piano di controllo non prevede. All'opposto Ruzzo Reti analizza in media 64 parametri per referto, con punte oltre i duecento fra solventi, PFAS e idrocarburi, ed misura anche la durezza di routine, come CAM e SACA: quel campo esiste per comuni su . All'estremo opposto stanno i referti SACA del 2019, che si fermano a dieci parametri: colore, odore, sapore, torbidità, pH, conducibilità, cloro, ammonio e due microbiologici. Niente nitrati, niente metalli.
Quali parametri compaiono nella scheda
La scheda riporta nove parametri chimico-fisici, ciascuno con il suo valore mediano: nitrati, ammonio, cloro residuo, conducibilità, pH, torbidità, ferro, durezza, residuo fisso. Ognuno compare solo dove il gestore lo misura davvero, quindi la scheda è lunga dove il piano di controllo è ricco e corta dove è povero.
Sotto ogni numero c'è il limite di legge, scritto in piccolo e nella notazione dei referti: «≤ 50» per i nitrati, «≤ 2500» per la conducibilità, «6,5 – 9,5» per il pH. Sono i valori di parametro dell'Allegato I del D.Lgs. 18/2023, uguali in tutta Italia, quindi la stessa riga vale per ogni comune e per ogni punto di prelievo; l'unità non si ripete, è quella del valore misurato appena sopra. Tre parametri fanno eccezione e sono scritti in modo diverso: la torbidità non ha un valore fissato in rete, 1 NTU è il limite in uscita dagli impianti di trattamento; durezza e cloro residuo hanno solo un valore consigliato, e la scheda scrive «consigliato»; il residuo fisso non è normato affatto, perché la mineralizzazione è regolata attraverso la conducibilità, e la scheda scrive «nessun limite». Sui punti a monte della clorazione il limite non compare: lì il referto non applica i limiti della rete.
Restano fuori dalla scheda i parametri che i referti scrivono a parole invece che in cifre: colore, odore, sapore, e la torbidità che alcuni laboratori annotano come «Limpida» anziché misurarla in NTU. Sono giudizi dell'analista, ogni gestore li formula a modo suo («Incolore», «Assente», «Accettabile per i consumatori»), e normalizzarli in un valore unico sarebbe una nostra invenzione.
Su comuni la scheda si ferma a quattro parametri o meno, e vale la pena dire perché. Per quei comuni abbiamo estratto tutto quello che il referto contiene. I rapporti SACA del 2019 riportano dieci parametri per punto, ma quattro sono verbali e due sono microbiologici, e restano quattro numeri. I referti SASI più poveri ne hanno dieci, di cui quattro microbiologici e due organolettici. Nei comuni con il solo controllo della ASL durezza e residuo fisso non sono mai misurati. Non c'è un modo di riempire quelle schede che non consista nel chiedere al gestore di pubblicare analisi più complete, cosa che, per SACA, è già stata fatta formalmente.
Come si ottiene il numero che leggi
I numeri della scheda e l'indice rispondono a due domande diverse, e sono calcolati in due modi diversi.
I numeri dei parametri dicono com'è l'acqua adesso. Per ogni punto di prelievo del comune si prende soltanto la sua analisi più recente, scartando le precedenti; poi si calcola la mediana fra i punti. Un comune con nove punti campionati da gennaio ad aprile dà quindi nove numeri, uno per punto, e in scheda compare quello di mezzo. Non è la media: con pochi punti la media si lascia trascinare da un valore isolato e finisce per indicare un numero che nessun rubinetto ha mai dato. A Rocca Santa Maria cinque punti su sei misurano 1,5 µg/l di ferro e il sesto 115: la mediana dice 1,5, che è la lettura reale di cinque punti; la media direbbe 20, che non è la lettura di nessuno.
L'indice invece legge gli ultimi dodici mesi. Per ogni comune conta i prelievi di rete dei dodici mesi che precedono il suo ultimo prelievo pubblicato. Dentro quella finestra un superamento avvenuto a gennaio pesa quanto uno di giugno, e resta nel conto anche se i prelievi successivi sono tornati regolari: sapere che quel comune ha avuto un problema è ciò che l'indice deve dire. La finestra parte dall'ultimo prelievo di ciascun comune e non da una data fissa, perché i gestori pubblicano con ritardi diversi: un taglio unico di calendario lascerebbe a uno un anno di dati e a un altro tre mesi.
Due limiti di questa scelta, che è giusto conoscere. Il primo: «l'ultima analisi di ogni punto» non è una fotografia scattata tutta nello stesso momento, perché i gestori non visitano tutti i punti lo stesso giorno, nella metà dei casi le date coincidono, nell'altra metà distano in mediana tre mesi. Il secondo: la mediana nasconde il punto anomalo. A Rocca Santa Maria quel 115 µg/l esiste davvero, è sotto il limite di legge di 200 ma è settanta volte gli altri punti, e chi abita su quel tratto di rete lo legge soltanto aprendo il punto di prelievo, come spiega il capitolo qui sotto.
Dove la differenza fra i punti è tale da cambiare la natura dell'acqua lo diciamo a parole: se la mineralizzazione cambia di almeno il doppio da un punto all'altro (sono comuni, quasi tutti nel Teramano) la scheda avverte che il comune è alimentato da acque diverse, perché lì un solo numero non descrive l'acqua di tutto il territorio. Quel controllo guarda tutte le analisi disponibili, non solo le più recenti.
Dentro il comune: i punti di prelievo
Un comune non è servito da un tubo solo. Il gestore preleva in punti precisi — l'uscita di un serbatoio, una fontanina pubblica, un partitore, un pozzo, una sorgente prima della clorazione — e ognuno di questi punti serve una zona: un quartiere, una frazione, una contrada. La scheda del comune elenca tutti i suoi punti e ciascuno si apre da solo, con i valori della sua ultima analisi, il numero di campioni e gli eventuali superamenti. È lo stesso dato di prima, letto un gradino più sotto: la mediana comunale nasce da questi numeri, e si può risalire dal numero riassuntivo ai numeri che lo compongono.
Dove sta il puntino sulla mappa. Nessun gestore pubblica le coordinate dei propri punti di prelievo: pubblica un nome, e quasi sempre quel nome è un luogo — «Serbatoio Colle Marino», «Fontanina pubblica Scerne – Piazza UNICEF», «Serbatoio Villa Raspa». La posizione dei puntini è ricavata cercando quel luogo su OpenStreetMap, limitando la ricerca al riquadro del comune e scartando ogni risultato che cada fuori dai suoi confini. È una posizione indicativa: indica la zona servita, non il punto esatto in cui sta il serbatoio o la fontanina, e non va letta come la posizione di un impianto. Su 939 punti, 522 hanno una posizione riconosciuta in questo modo, in 176 comuni su 217. Per i punti che vengono dai referti ASL la geocodifica non è stata tentata, quindi restano tutti senza puntino.
Gli altri restano nell'elenco, senza puntino, per uno di tre motivi: il luogo scritto nel referto non trova riscontro in OpenStreetMap dentro i confini del comune (è il caso più comune, e riguarda soprattutto contrade e piccole vie che nella mappa libera non esistono); il referto nomina solo la sorgente che alimenta il punto; oppure il nome non contiene proprio nessun luogo. Nell'elenco del comune quei punti portano soltanto la scritta «posizione non nota».
I punti a monte della clorazione — sorgenti e pozzi campionati prima del trattamento — sono segnati con un colore proprio e restano fuori dall'indice e dalle mediane del comune: il referto non applica loro i limiti della rete, perché quella non è ancora l'acqua che arriva al rubinetto.
Un gestore pubblica solo la media dell'anno
CAM non mette online i singoli referti: pubblica un riepilogo di fine anno per ogni comune, con i valori medi del 2025 per ciascun punto di campionamento. Riguarda comuni della Marsica. È un dato solido sul piano spaziale (la mediana è di quattro punti per comune, nessuno ne ha uno solo) ma piatto su quello temporale: un episodio come quello di torbidità che si vede sui dati ACA di aprile, qui sarebbe già stato mediato via prima di arrivare a noi.
Quanto è vecchio il dato
Il sito distingue quattro fasce. Fino a sei mesi il dato è aggiornato. Fra sei e diciotto mesi è datato: il comune resta colorato come gli altri, ma dichiara la propria data nel riquadro laterale e passandoci sopra col mouse. Oltre i diciotto mesi, o quando il referto non riporta affatto una data di prelievo, il dato è storico: il comune conserva il colore della sua classe e dichiara la propria età nel tooltip, in maiuscolo, e in un riquadro dedicato nel pannello laterale. È una regola generale, non una nota su un singolo gestore: fra sei mesi la prima soglia toccherà anche ai dati che oggi sono i più freschi.
Oggi la fascia storica riguarda comuni, tutti nell'area SACA. I referti che il gestore pubblica sono di tre tipi: rapporti di prova del 19 settembre 2019, un'unica giornata di campionamento; due referti del 2022 per Pescocostanzo e uno del 2020 per Gagliano Aterno; e schede a valori medi che non riportano alcuna data di prelievo, ricavate da documenti creati fra il 2011 e il 2012. Per queste ultime non è possibile collocare il dato nel tempo con precisione: il sito dichiara l'anno del documento e non finge di sapere di più. I dati aggiornati sono stati richiesti ufficialmente al gestore.
Una fonte che non è un gestore
Sette comuni della provincia di Pescara — Castiglione a Casauria, Corvara, Elice, Nocciano, San Valentino in Abruzzo Citeriore, Sant'Eufemia a Maiella e Vicoli — non compaiono in nessun referto di gestore. Per loro i numeri vengono dal controllo esterno: campioni prelevati dal servizio di igiene degli alimenti della ASL di Pescara nelle fontane pubbliche e analizzati da ARPA Abruzzo, gennaio-aprile 2025. È l'autorità sanitaria che verifica, non l'azienda che distribuisce, e la scheda lo dichiara scrivendo «controllo esterno» dove per gli altri comuni scrive «gestore».
Dove un gestore pubblica, questa fonte non viene usata.
Nei referti ASL durezza e residuo fisso non sono mai misurati, e nitrati, ammonio e ferro compaiono solo nei controlli completi, che sono una minoranza: le schede di questi sette comuni sono quindi più corte delle altre. I campioni prelevati a monte della clorazione sono esclusi dall'indice e dalle mediane come per tutti gli altri gestori.
Che cosa manca ancora
Sei gestori su sei non vuol dire tutto l'Abruzzo. Insieme alle analisi della ASL di Pescara, i referti pubblicati coprono 256 comuni su 305: 217 con analisi della rete e 39 con la sola analisi della captazione che li alimenta. Restano 49 comuni per i quali nessuna fonte pubblica referti consultabili — in gran parte nell'alta valle del Sangro e nel Chietino interno. Non sono comuni senza controlli: sono comuni i cui controlli non sono pubblici.